La notte delle stelle cadenti

L’uomo si è sempre relazionato agli alberi in modo speciale, venerandoli con rituali e celebrazioni religiose. L’albero ha qualcosa di sacro: può far parte di una foresta, è immobile ma al contempo vivo e accompagna gli uomini di generazione in generazione, simbolo di eterna saggezza. Gli antichi lo rispettavano e lo interrogavano, ottenendo risposte, potevano ricevere un’ispirazione in sogno se si dormiva sotto le sue fronde oppure poteva verificarsi un evento che veniva interpretato come un segno divino. L’albero inoltre è considerato da sempre un simbolo di immortalità per la sua natura longeva, una quercia vive fino a mille anni e il leccio fino a cinquecento, per non parlare degli olivi secolari. Secondo il suo ciclo naturale muore e rinasce ogni anni, esso rappresenta l’inganno della morte, muore in autunno per rifiorire in primavera. I nostri antenati sapevano questo e provavano a recuperare l’immortalità attraverso luoghi sacri e vedendo un albero che si rinnovava e non moriva mai, cercavano di appropriarsi della sua eccezionale forza vitale. Ogni albero emana energia e può avere proprietà curative, alcuni sono veri e propri monumenti della natura, più invecchia più aumenta il loro potere e si dimostra immortale. Un tempo Lucca era piena di torri. I nobili dimostravano la loro importanza facendo a gara a chi costruiva una torre più alta. Solo quella che sfiorava il cielo dava onori e prestigio al suo ricco committente. Tutte le torri lucchesi sono andate distrutte nel tempo, tranne due: la Torre Guinigi e la Torre civica delle Ore, che tutt’ora svettano nel cuore della città. Fra le due, la Guinigi si distingue anche di lontano per il suo insolito cappello verde: in cima infatti sono piantati dei lecci che affondano le radici in vasche di terreno. Questo piccolo paradiso terrestre fu voluto da Paolo Guinigi, che scelse i lecci per ornare questa torre. Torre e leccio sono simboli di forza e resistenza. Palo Guinigi fu uno degli uomini più moderni della sua epoca, il quale diventò capitano, difensore del popolo e signore di Lucca nel 1400. Si adoperò per il benessere della sua città e la fortificò, promosse lo sviluppo economico e invitò maestri e letterati da ogni parte d’Europa. Aveva un’ampia biblioteca e commissionò importanti opere d’arte come il famoso sarcofago di Jacopo della Quercia in onore della sua seconda moglie Ilaria del Carretto. Era un uomo saggio che cercò di fare di Lucca una città ideale. E’ forse per questo motivo che coronò i suoi palazzi con alberi, anziché uomini e armi? I lecci sono tradizionalmente alberi misteriosi, da sempre legati all’aldilà e al trapasso. Le tre parche della mitologia greca, che filavano il destino degli uomini e lo tagliavano al momento in cui l’anima doveva lasciare questo mondo, indossavano corone con foglie di leccio. Si credeva infatti che essi avessero la facoltà di emettere profezie perché venivano spesso colpite da fulmini, assimilandone in tal modo l’energia divina e la conoscenza del cielo: i lecci di Paolo Guinigi, essendo sulla sommità della torre, avevano ancora più probabilità di venire colpiti. Chi sale in cima alla torre ha la sensazione di trovarsi in una sorta di Olimpo medievale, un piccolo giardino pensile, in cui gli alberi raccolgono l’energia incanalata dalla torre verso il cielo. Torre che era inoltre simbolo di difesa e di ascesa al cielo, eretta per durare in eterno. I lecci di Paolo Guinigi si trovano in cima a una torre altissima, lontano dal suolo. Con chi potrebbero comunicare, se non con il cielo? Vogliamo immaginare che questo fosse un luogo speciale, un luogo di alta energia naturale, dove Paolo amava isolarsi per pensare e trovare soluzioni ai problemi della città: la osservava dall’alto non per dominarla ma per proteggerla, esattamente come fa un albero con i suoi rami.

Tratto da “ Luoghi di Forza” di I. della Vecchia- S. Succu – Edizione Sperling & Kupfer

 


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